Logbook of an italian cooperant in Middle East – and elsewhere

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SMETTO QUANDO VOGLIO – MASTERCLASS di Sydney Sibilia (2017)

Il secondo capitolo di “Smetto quando voglio” inizia esattamente doveva ci aveva lasciato: il neurobiologo Pietro si trova dietro le sbarre e riceve la visita della sua compagna e del suo bimbo. E poi un geniale flashbak ci riporta al momento dell’incidente e del seguente interrogatorio della polizia che aveva dato una battuta d’arresto all’attività della banda. Ma Pietro, con l’aiuto o piuttosto l’ordine della poliziotta Coletti, riuscirà a rimettere insieme il suo gruppo di ricercatori, questa volta con un fine “legale”: cercare di fermare le smart drugs che ancora non sarebbero illegali, per poter tornare finalmente liberi.

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Ecco a voi il film italiano dell’anno. E non è il solito drammone sociale, né un’elucubrazione d’autore, e neppure la furbetta commedia-cinepanettone. Qui si guarda da una parte alla “pancia” degli spettatori italiani, e dall’altra alla serialità americana, ovvero a nientepopodimeno che a “Ritorno al futuro”: l’obiettivo – riuscito – è far ridere in modo geniale, lasciando lo spettatore in sospeso in attesa del finale, e nel frattempo inserendo una serie di gag esilaranti che già ci avevano già convinto ampiamente la prima volta, con l’aggiunta di icone surreali-cartoonesche e citazioni varie che riescono a creare un linguaggio fresco e accattivante, che fanno venir voglia di “ancora, e ancora”.

Noi puntiamo tutto su questo sequel, estremamente divertente ma che non si discosta dalla nostra realtà, insomma il giusto mix che ci fa ridere e sognare allo stesso tempo. In attesa di vedere i nostril sgangherati eroi ancora in azione, nell’imminente gran finale (anticipato proprio durante i titoli di coda).

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PER CHI AMA IL GUSTO DI: ridere a crepapelle, a metà tra la commedia italiana di buona qualità e l’action-comedy americana.

SCENA CULT: Su tutte, l’inseguimento del treno: rarissimo vedere una scena così nel cinema italiano – non a caso ha richiesto ben 15 giorni di riprese. Un tempismo di azione e comicità che non ha pari.

FRASE CULT: “Ommioddio. Ho distrutto una Colonna ionica dell’epoca di Adriano. Uccidetemiiiiiii!!” (urlato dall’archeologo Paolo Calabresi, risate e applausi a scena aperta).

BRANO CULT: A better son/daughter” di Rino Kiley. Canzone perfetta per un finale perfetto: brano in crescendo, una specie di marcetta militare che è l’accompagnamento ideale a quanto sta succedendo, che in parte ci aspettavamo, ma non del tutto.

VOTO: 9

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A perfect timing: the story of a hero of our times, a Syrian refugee.

On the same day Trump came out with the Syrian-refugees ban, this book was published in the US: ‘A hope more powerful than the sea’.

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The story is about Doaa, a 19-year old Syrian from Daraa, the city where all began. She was forced to leave her city and to take the perilous trip at sea, where the ship was attacked by pirates and 500 people drowned. But she saved herself and a small baby. Becoming a hero.

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The book is written by Melissa Fleming, UNHCR Spokesperson that had met Doaa in 2015, after the shipwreck, while she was hosted by a family in Greece. “On behalf of those 500 people who drowned, can we make sure that they did not die in vain? Could we be inspired by what happened, and take a stand for a world in which every life matters?” This convinced her to write this book. And  just like the movies, the book came out exactly when Syrian refugees were banned from entering the US. Perfect timing to read the incredible story of the Syrian diaspora, through the eyes and the emotions of a simple girl who passed through the worst that could happen in a lifetime, and yet became a hero. It is such an inspirational story. You can find the book here.

ARRIVAL – Denis Villeneuve

La linguista di fama mondiale Louis Banks viene reclutata dall’esercito USA quando 12 astronavi appaiono dal nulla in tutto il mondo. Dovrà decifrare il linguaggio alieno e comprendere (e far comprendere a tutti i potenti della Terra) se le loro intenzioni sono pacifiche o meno.

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Siamo nel territorio della fantascienza “intimista” (vedi Martian, anche un po’ Gravity) e riflessiva, quella del rapporto privato tra scienziata e alieni (Amy Adams, brava questa sua interpretazione calda e da subito accattivante, e in odore di Oscar 2017 anche per Animali Notturni), che ci ricorda anche Contact: il regista fa fare allo spettatore lo stesso viaggio chef a Louise nella scoperta di questo mondo alieno.

Eppure, questo è un film sul linguaggio, più che sugli alieni. La teoria alla base del film è del filosofo Sapir-Whorf: un determinato linguaggio non offre solo un modo di esprimere i propri pensieri, ma influenza questi stessi pensieri. In altre parole, ogni cultura esprime lo stesso concetto in modo diverso. E questo potrebbe portare a gravi malintesi, se le lingue del mondo (che già poco si comprendono a vicenda) interpretano la lingua aliena ognuna a suo modo.

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Arrival potrebbe essere tacciato come film “derivato” da altri (anche Incontri Ravvicinati, per il tema della comprensione del linguaggio alieno), ma è invece originale nel racconto, anche per immagini, del mondo alieno. Pur citando i classici infatti, è evidente il tentativo stilistico (riuscito) di superare il cliché del contatto con forme di vita intelligente. Grandi pregi insomma (avrà da dire agli Oscar, ci scommettiamo), ma anche una sceneggiatura non sempre equilibrata, con qualche punto morto.

Denis Villeneuve, oltre a essere uno dei registi più interessanti di questi ultimi anni (suoi Prisoners, Sicario, La donna che canta e anche l’interessante Enemy, sul tema del doppio), sembra volerci sorprendere a ogni nuovo film, perchè esplora un mondo totalmente diverso dal precedente.

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PER CHI AMA IL GUSTO DI: Riflettere sul nostro mondo e sull’incomunicabilità della globalizzazione, attraverso le riflessioni indotte da un film che diventerà un classico sci-fi.

SCENA CULT: Il primo ingresso nell’astronave. Dove la forza di gravità cambia. Trovata registica tanto semplice quanto efficacissima.

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VOTO: 7,5

Cinegusti

I film che “fanno star bene”

Dopo aver visto “Captain Fantastic” (la recensione di Cinegusti la trovate qui), ho pensato che è proprio questo il tipo di film che consiglierei a tutti, sempre. indipendentemente dal mood del momento, dal tipo di persona che mi chiede il consiglio cinematografico, e dal tipo di film che cerca. Questo è uno di quei film che “fanno star bene”.

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Meglio di una medicina, o di un parco giochi. Quei film che appena li vedi, dici “Cavolo, sto bene!” Non ce ne sono tanti. E sono arrivato alla conclusione che quei pochi che ci sono (altro esempio, stavolta italiano, La Pazza Gioia), sono proprio i miei preferiti.

Quale migliore connubio tra questa canzone, il modo in cui viene cantata e il momento del film in cui la famiglia si prodiga in questo concertino? Anche solo questa scena vale il prezzo del biglietto:

Film super consigliato. A tutti, in qualsiasi momento della vostra vita.

Brusco House in Rome

Here goes my tiny apartment in Rome. 1 double bedroom + 1 double sofa bed, sleeps up to 4. [Link to Airbnb here.]

 

Location: Via Coriolano 18. 5 minutes walking from Metro station, also next to “Tuscolana” train station that takes you to and from Fiumicino airport.

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Furio Camillo neighborhood is a typical Roman neighborhood where you can truly appreciate the local life. The apartment is very close to Villa Lazzaroni, check it out:

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Contact me @ marco.rotunno84@gmail.com if you want to have a real taste of the Eternal City!

“This must be the place”

Sighnaghi is a tiny, middle-age style town in the southern region of Kakheti – Georgia. It’s on a hill, protected by an ancient wall (Sighnaghi means “shelter” in Azeri).

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Sighnaghi faces the snowy Caucasus. Apart from that, an Italian that sees its skyline can easily confuse it with any medieval village in Umbria.

The town has its own wine, grappa, cheese, and amazing local food. It took me no more than 2 hours to think: “Here I could easily live my retirement days – this must be the place!”

And you, have you found your place of retirement yet? 😉

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Altro che l’ecumenismo – i migliori auguri pasquali

Sulaymaniyah, Domenica di Pasqua, 05:00 AM.

Nella parrocchia di Deir Maryam Al-Adhra, che si trova in mezzo a un labirinto di viuzze nel centro di Suli, e al momento ospita alcune famiglie di rifugiati iracheni, i fedeli si preparano alla messa di Resurrezione.

Croce Pasqua

L’audience è cosmopolita: su una fila siedono una ventina di indiani, su un’altra altrettanti filippini, e infine la maggioranza è composta dai profughi iracheni che più che parrocchiani, sono i veri e propri abitanti della chiesa.

In fondo ci siamo io e due amici che sono riuscito a convincere a fare la levataccia: una cristiana ortodossa e un musulmano, alla sua prima messa in assoluto e affascinato da cerimonia e somiglianze/differenze con l’Islam, tanto da rimanere ben oltre la colazione offerta dalla parrocchia, a fare una domanda dopo l’altra al povero Father Jens.

Pasqua 2016

Colazione dopo la messa

Quindi sì, da una parte mi è mancata la “solita” tradizione frascatano/romana. Ma dall’altra, la ricchezza è stata tripla!

Le foto son “rubate” dalla pagina FB della parrocchia che vi consiglio di visitare:

http://www.facebook.com/DeirMaryam/?fref=ts

Via Crucis 2016