Logbook of an italian cooperant in Middle East – and elsewhere

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INDIVISIBILI di Edoardo De Angelis (2016)

 

Castel Volturno, “Tra Napoli e Caserta, Italia meridionale”. Viola e Daisy sono due gemelle siamesi con un talento canoro, che si esibiscono a svariate cerimonie locali (anche religiose) sostentando così la loro famiglia. Un giorno scoprono che si potrebbero dividere, e niente sarà più come prima.

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Sull’onda della quasi-rinascita del cinema italiano degli ultimi anni, la visione di questa pellicola (già vincitrice di molti premi in Italia e all’estero) è imprescindibile. Con una semplicità impressionante, ci scava letteralmente dentro e si sedimenta a lungo, parlandoci di un luogo specifico, in bilico tra la bellezza e la bruttezza – la “terra appicciata” di Castel Volturno; e di due sorelle “speciali” che appena vedono una scappatoia, hanno l’ardire di essere normali. Scontrandosi così non solo con la loro famiglia, ma anche con una realtà territoriale che ha ben poco da offrire a chi ci vive e ci lotta quotidianamente per tirare avanti. E dove forse l’unico riscatto possibile è fuggire.

Un peccato che questo film non sia stato scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar. Ma si sa, i film possono avere varie vite, e noi gli auguriamo di averne il più possibile.

PER CHI AMA IL GUSTO DI: Scoprire la rinascita del cinema italiano grazie a un soggetto molto originale e toccante allo stesso tempo, e a due giovani interpreti realistiche e indimenticabili.

FRASE CULT: “Neanche Santa Chiara sapeva di essere santa. E invece poi…” “Santa Chiara però nun ha campato tutt’a vita azzeccata a Santa Lucia!”

CANZONE CULT: Titoli di coda: “Abbi pieta di noi” di Enzo Avitabile, un inno neomelodico che pennella alla perfezione la bellezza martoriata di quelle terre. In generale, tutta la colonna sonora è eccezionale ed è stata giustamente premiata in vari festival.

Altre canzoni del film:

VOTO: 8

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What they see (sometimes)

Sometimes, they leave everything behind – their home, their family. Sometimes their spouse and their children. They leave kilometres, countries, ecosystems behind.

They have encountered dust, jail, sometimes torture. And fear, all the time – many others couldn’t make it until the end.

Sometimes, they arrive. And then, sometimes, something like this is waiting for them: this landscape, this Volcano, this port facing an old, charming city.

And sometimes, for a second, they forget their fears and pain, while they are gazing at such enchanting landscape.

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Brusco House in Rome

Here goes my tiny apartment in Rome. 1 double bedroom + 1 double sofa bed, sleeps up to 4. [Link to Airbnb here.]

 

Location: Via Coriolano 18. 5 minutes walking from Metro station, also next to “Tuscolana” train station that takes you to and from Fiumicino airport.

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Furio Camillo neighborhood is a typical Roman neighborhood where you can truly appreciate the local life. The apartment is very close to Villa Lazzaroni, check it out:

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Contact me @ marco.rotunno84@gmail.com if you want to have a real taste of the Eternal City!


“This must be the place”

Sighnaghi is a tiny, middle-age style town in the southern region of Kakheti – Georgia. It’s on a hill, protected by an ancient wall (Sighnaghi means “shelter” in Azeri).

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Sighnaghi faces the snowy Caucasus. Apart from that, an Italian that sees its skyline can easily confuse it with any medieval village in Umbria.

The town has its own wine, grappa, cheese, and amazing local food. It took me no more than 2 hours to think: “Here I could easily live my retirement days – this must be the place!”

And you, have you found your place of retirement yet? 😉

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Il Cammino di Francesco nella Valle Santa

Rieti, la Valle Santa (Greccio, Poggio Bustone, Fonte Colombo, La Foresta). Sono in pochi a conoscere questi gioielli incastonati tra l’Umbria e il Lazio. Eppure non è obbligatorio essere ferventi religiosi per farsi ammaliare dalla Bellezza – vedere questo video per credere:

Si chiama “il cammino di Francesco” perché attraversa importanti luoghi legati alla sua figura e alla sua vita.

Il cammino di Francesco verrà presentato alla Fiera di Milano “Fa’ la cosa giusta!” tra venerdì e domenica. Qui il programma:

http://falacosagiusta.org/events/lumbria-lazio-nel-cuore-della-mistica-francescana-cammino-francesco-la-verna-assisi-valle-santa-roma/

Che aspettate a innamorarvi di questi luoghi?

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Un weekend da beduini / A Bedouin weekend

Takhrieh, ya takhrieh…takhrieh, ya takhrieh…

Si potrebbe tradurre con “venite… venite…” il richiamo che nella notte stellata si alza dal gruppo di beduini, che invita a ballare i nove ospiti del loro accampamento, partiti insieme  alla volta del deserto del Wadi Rum ‘un po’ per caso, un po’ per desiderio’.

Ceniamo con pollo cucinato alla trappeur sotto un cielo che, nel momento in cui la luna scompare dietro le montagne , si tappezza di migliaia, milioni di stelle. I beduini che ci accompagnano in quest’avventura iniziano a cantare e a ballare, all’inizio a bassa voce e con movimenti appena accennati, poi a voce più alta, e la danza diventa sempre più energica, finché noialtri, ipnotizzati dalla danza e dal fuoco, uno alla volta ci uniamo al coro. Il canto cresce di intensità e di velocità, e arrivato al culmine, si abbassa fino a spegnersi. Come il fuoco che era servito per cocinare il pollo e per bollire il thè alla salvia.

Amjad, il beduino più anziano, ci spiega che di solito questa danza viene eseguita durante le nozze di due membri della tribù. In realtà, è proprio alla fine della danza che la promessa sposa scopre chi sarà suo marito, una volta che suo padre, togliendole il velo dalla faccia (fino ad allora era rimasta coperta durante tutto il ballo), le indica il futuro consorte. Amjad rassicura le ragazze, precisando che la sposa può anche rifiutare di sposarsi se il promesso non le piace (ma la percentuale è bassissima, perché “ovviamente” si fidano della persona scelta dalla propria famiglia).

La danza matrimoniale è la prima di una serie di usanze beduine che Amjad e i suoi uomini ci illustreranno durante i due giorni nel deserto. Tra le altre, il sostegno fondamentale che i beduini ricevono dai cammelli – in termini di orientamento, ricerca di sorgenti d’acqua, spostamenti, nutrimento. Oppure la crema che ricavano pestando delle erbe, dalla quale ricavano medicinali, nutrimento, sapone, a seconda delle esigenze. O ancora, le lotte per la conquista delle fonti acquifere, durante le quali tocca alle donne pascolare le greggi, riducendo in tal modo il rischio che vengano attaccate (la donna è considerata intoccabile, la tribù nemica non le farà del male). E poi, i riti di iniziazione per i giovani beduini, che devono scendere da dirupi scoscesi stando in piedi e senza potersi aggrappare.

E ancora: l’abbigliamento tipico, con gli inseparabili sandali; l’ospitalità nei confronti degli stranieri, valore sacro fin da prima che arrivassero i primi gruppi di turisti; l’orgoglio di vivere in un luogo che storicamente é stato una importante rotta commerciale (di qui ci sono passati greci, romani, nabatei, mercanti arabi e persiani, egiziani, indiani).

Siamo due mondi diversi, senza dubbio. Ma quel suono gutturale, che, seppur incomprensibile, riesce a ipnotizzarci e a trascinarci nella loro danza; quella condivisione dei pasti e del thè, di una gita nel deserto, di una serata passata a risolvere indovinelli e ad ascoltare storie; quegli sguardi di complicità che mostrano quando li salutiamo, prima di ripartire. Tutte sensazioni che dimostrano che possiamo anche avere modi di fare completamente differenti, ma dormiamo tutti sotto lo stesso immenso cielo stellato.

Questo già lo sapevo. Ma nella notte del deserto è tutto molto più chiaro.

“…quante stelle, quante stelle, dimmi tu la mia qual è”.

http://www.facebook.com/media/set/?set=a.2030257631356.123309.1091576627

Takhrieh, ya takhrieh…takhrieh, ya takhrieh…

Could be translated as “Join us…join us…” the call that gets up in the starry night by a group of Bedouins, who invite their nine guests to dance, a group who decided to spend two days in the desert of Wadi Rum ‘a little by chance, a little by desire’.

We have dinner with chicken grilled on the fire under a sky that, when the moon disappears behind the mountains, is filled with thousands, millions of stars. The Bedouins who accompany us in this adventure start singing and dancing, at the beginning with a low voice, then more loudly, and the dance becomes more energetic until all of us, hypnotized by the dancing and the fire , join the chorus. The song grows in intensity and speed, and once it reaches the peak, it drops until the end. Like the fire used for the chicken and the sage tea.

Amjad, the elder Bedouin, explains that this dance is usually performed during the wedding of the members of the tribe. Actually, it’s  only at the end of the dance that the bride discovers who her husband will be, once his father, taking away the veil from her face (until then, she had been covered during the dance), shows her the guy. Amjad assures us that the bride may also refuse to get married if she doesn’t like the guy (although the percentage is very low, because “obviously” they trust their family’s choice).

The dance is the first of a series of Bedouin rituals that Amjad and his men show us. Among others, the crucial support that they receive from camels – in terms of orientation, quest for water sources, travel, food. Or the cream that derives from a desert herb, from which they get medicines, food, soap, depending on their needs. Or again, the struggle for the conquest of water oasis, during which only women can guide the flocks, thus reducing the risk of being attacked (the woman is considered untouchable, the enemy tribe would never touch her). And also, the initiation rites for a young Bedouin, who has to climb steep cliffs without hands.

And again, their typical dress, with the inseparable sandals; the hospitality towards foreigners, a sacred value since long before the arrival of the first groups of tourists; the pride of living in a place that has always been an important trade route (for Greeks, Romans, Nabataeans, Arabs and Persians, Egyptians, Indians).

We are two different worlds, definitely. But that guttural sound which, though unintelligible, hypnotizes and draws us into their dance, the sharing of various experiences, those glances of complicity that show when we say goodbye to them. All feelings that show me that we can also have completely different ways of life, but we all sleep under the same vast starry sky.

I knew it already. But in the desert night, everything is much clearer.


Where am I?

Penso che la prima cosa da inserire in un blog siano le coordinate geografiche. Dove si trova Amman lo sapete (¿?), ma magari non tutti sanno come si chiama il mio quartiere – Khalda,  e il “kh” si pronuncia “raschiato” come la jota spagnola – , e che si trova nella parte ovest di Amman (praticamente al confine occidentale). Ecco qui il “circolo” più famoso di Khalda, il “Dwar Al-Nahkle” (“Circolo della Palma”):

La zona di Khalda, a parte qualche bedu-camp sparso qua e lá, e qualche baracca per la frutta,

é molto signorile. Notare la villa hollywodiana appena finita di costruire!

Ma stiamo divagando. Spostiamoci invece verso la via di casa mia, il cui nome é molto facile da ricordare…

Sembra un gioco di parole, “shária (“strada”) salman al-hamad abu hdaib”…Fortuna che a Amman non serve sapere i nomi delle vie, basta ricordarsi la zona. E soprattutto come sono fatte le vie! Ecco una vista della mia via, dal terrazzo:

Piccola curiosità: il quartiere Khalda vanta la scuola “Al-Jazeera.

E qui da Khelda per il momento é tutto amici…stay tuned!

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I think that the first thing I should post on the blog is my location. Everybody (?) knows where Amman is, but maybe you don’t know the name of my neighborhood, Khalda. Here it is:

– “Dwar el-Nakhle”, (“Palm Circle), the heart of Khelda;

– A fruit and vegetable tent;

– One of the “Hollywood style” villas (people of Khelda are quite rich, we are in the west of the city – west=rich, east= poor)

– My street’s name (now you know why I always forget it!)

– Street view, from my terrace;

– Al-Jazeera (“island”) School, close to my apt.

That’s all folks. Stay tuned!