Logbook of an italian cooperant in Middle East – and elsewhere

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The journey of a songbook (Pozzallo, 18 July 2018)

[This story has been published on @UNHCRItalia FB page ]

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“I paid it 5 Libyan dinars, it came with a pen. I had a memory card with me, that I bought in a music shop in Ethiopia: the idea was to transfer the psalms to the songbook. As I didn’t have a cellphone, I could transcribe them only a few at a time, whenever I’d meet someone with a mobile; I had to ask to insert the card so I could transcribe a psalm, or just a few sentences of it.

I was detained in the prisons of traffickers in Libya for nine months. They used to move us constantly, from prison to prison. In some places they let us sing, whispering; in others, everything was forbidden.

I learned the melodies from the others, we used to sing together whenever we needed to comfort each other. Sometimes people asked me to lend them the songbook, so they could pray by themselves. Then they would give it back to me.

Before embarking, I covered it with plastic and hid it behind my back, so that the traffickers wouldn’t take it away from me. When we were in the middle of the sea, I could not sing until I saw the rescue ship approaching us: before then I was petrified with fear and not only did not sing, but I couldn’t even look at the water “.

I., 16, fled Eritrea when she was 13, alone. She was singing in the darkness of the traffickers’ prisons in Libya, and sang at sea once, in the middle of the night. Today she is still singing in Pozzallo; she is whispering her songs, but her eyes are full of serenity.

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Cheers to you, Boa Vista (and Venezuela)

 

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After 1.5 months of short mission in Boa Vista, State of Roraima, Northern Brazil – I was deployed for the emergency response to the Venezuelan crisis – I’m back to Italy.

It has been one hell of a ride: 45 days nonstop, running against time 24/7. Not just me: HCR staff, implementing partners, volunteers, army, government people. I have met wonderful colleagues, wonderful Brazilian people who volunteered all the time to help as much as they could. Last but not least, I’ve met also amazing Venezuelans, who are in love with their country but they couldn’t stand it anymore: they are starving, and in need of basic services, simple medicines above all.

I hope to go back one day, and most of all, I hope to get the chance to visit the land that I could just imagine through the stories, the memories and the pictures in the Venezuelans minds.

Cheers to you, Boa Vista. And cheers to you, Venezuela!


SICILIAN GHOST STORY di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza (2017)

Piccolo paesino sperduto in Sicilia, primi anni ’90. Luna frequenta la terza media e ha tre passioni: il disegno, scrivere sul diario segreto, e Giuseppe, il suo compagno di classe che la madre non vuole che frequenti. E invece Luna segue Giuseppe nel bosco, finché Giuseppe non scompare.

Sicilian Ghost Story 1

Ogni tanto, un film “di nicchia” con registi, cast e locations sconosciute fa il salto, attraverso passaparola, festival qua e là, anche stranieri, e rassegne estive. E’ proprio in un’arena estiva che abbiamo recuperato quest’opera che è quasi passata in sordina, schiacciata dalle esigenze dei multisala e da poco più di sei mesi di distribuzione nel Belpaese. Quasi ce la perdevamo, e sarebbe stato un peccato mortale.

Sicilian Ghost Story è un film di pancia, dagli elementi primordiali. Le immagini sono di quelle visionarie e a volte inquietanti, con elementi quasi fiabeschi. I dialoghi rarefatti, gli spiegoni assenti. Pochi ricorrenti luoghi, altamente simbolici (praticamente un bosco, una caverna e un lago); degli animali che vigilano sui protagonisti, quasi intervenendo sul loro destino; i sogni, che in un adolescente impaurito possono diventare incubi, e ridiventare di nuovo sogno.

Un film che è di pancia, richiede stomaci forti perchè è una fiaba ma dalle tinte più che nere. Ma alla fine è anche un film di cuore, atto d’amore nei confronti della verità contro tutte le evidenze, sicuramente anomalo ma affascinante e terribile allo stesso tempo, insomma imperdibile per ogni italiano, e non solo.

Sicilian Ghost Story 2

PER CHI AMA IL GUSTO DI: Vedere il mondo pauroso dei “grandi” attraverso gli occhi e i sogni degli adolescenti.

SCENA CULT: Il finale rarefatto, che ha causato un silenzio assordante nelle centinaia gli spettatori che uscivano dall’arena. Succede raramente.

FRASE CULT: “Per me se ti sogni una cosa, vuol dire che poi esiste”.

VOTO: 8

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PERFECT SENSE di David Mackenzie (2011)

Ecco uno dei miei film preferiti in assoluto.

USCITA ITALIANA: Non pervenuta!

Perfect Sense

L’incontro tra una epidemiologa e un cuoco ha le premesse di una storia d’amore, proprio mentre l’umanità sta per affrontare la più paurosa delle epidemie: la perdita dei sensi.

Film ingiustamente snobbato dalla distribuzione italiana, è il classico film da cineforum, per la tematica che solleva e il modo in cui la sviluppa: senza voler spoilerare troppo, è molto interessante vedere come ogni persona reagisca in modo diverso rispetto alla perdita di qualcosa che era normale fino a poco prima: c’è chi si arrende, chi si adatta, e chi s’innamora.

I sensi possono spegnersi ma non la capacità di amare (il “Perfect Sense” del titolo), ed è proprio grazie a questa particolarissima elegia dell’amore che premiamo a pieni voti questo gioiellino sconosciuto. Da vedere e far vedere a quanta più gente possibile, soprattutto in questa era di “letargo emozionale” creato dalla tecnologia.

PER CHI AMA IL GUSTO DI: riflettere su come sarebbe vivere senza alcune delle funzioni tanto essenziali quanto date ormai per scontato.

SCENE CULT: La perdita di un senso è preceduta dall’esatto contrario di ciò che la stessa perdita porterà. Rappresentazione molto interessante – quasi una sorta di contrappasso sensoriale.

FRASE CULT: “C’è l’oscurità, c’è la luce, ci sono uomini e donne, c’è il cibo, ci sono i ristoranti, le malattie, c’è il lavoro, il traffico, i giorni così come li conosciamo, il mondo così come lo immaginiamo. Sopraffatti dal dolore, le persone sono segnate da tutto ciò che hanno perso. Amanti che non hanno mai avuto, tutti gli amici partiti, il pensiero di tutte le persone ferite…”

VOTO: 9

Perfect sense


LA SCOPERTA – THE DISCOVERY di Charlie McDowell (2017)

Una strana epidemia sta colpendo milioni di persone: grazie a seguito di una scoperta di uno scienziato neurologico, viene confermato che c’è qualcosa dopo la morte. E così la gente inizia a suicidarsi proprio per vedere cosa li aspetta nell’aldilà.

La scoperta - the discovery

Questa produzione Netflix con un cast niente male (oltre a Robert Redford che interpreta lo scienziato, anche il Jason Segel di How I met your mother e Rooney Mara) fa parte di quell sottogenere fantascientifico con pochi mezzi e effetti speciali, che punta invece sulla riflessione esistenziale-filosofica. Tra i suoi precursori, possiamo citare Perfect Sense, Non Lasciarmi, The Lobster, per dirne alcuni.

Il tocco è un po’ freddino e malinconico, e il film prende quota molto lentamente. Però alla fine riesce nel suo intento: farci riflettere sul senso della vita e delle aspettative sull’aldilà, che inevitabilmente hanno conseguenze sul come viviamo la vita terrena. E per un film non è poco.

PER CHI AMA IL GUSTO DI: Riflettere sul senso della vita e del soprannaturale con un film distopico un po’ indie.

SCENA CULT: Il momento in cui viene finalmente mostrato cosa c’è dopo la morte.

VOTO: 6,5

The Discovery movie


INDIVISIBILI di Edoardo De Angelis (2016)

 

Castel Volturno, “Tra Napoli e Caserta, Italia meridionale”. Viola e Daisy sono due gemelle siamesi con un talento canoro, che si esibiscono a svariate cerimonie locali (anche religiose) sostentando così la loro famiglia. Un giorno scoprono che si potrebbero dividere, e niente sarà più come prima.

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Sull’onda della quasi-rinascita del cinema italiano degli ultimi anni, la visione di questa pellicola (già vincitrice di molti premi in Italia e all’estero) è imprescindibile. Con una semplicità impressionante, ci scava letteralmente dentro e si sedimenta a lungo, parlandoci di un luogo specifico, in bilico tra la bellezza e la bruttezza – la “terra appicciata” di Castel Volturno; e di due sorelle “speciali” che appena vedono una scappatoia, hanno l’ardire di essere normali. Scontrandosi così non solo con la loro famiglia, ma anche con una realtà territoriale che ha ben poco da offrire a chi ci vive e ci lotta quotidianamente per tirare avanti. E dove forse l’unico riscatto possibile è fuggire.

Un peccato che questo film non sia stato scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar. Ma si sa, i film possono avere varie vite, e noi gli auguriamo di averne il più possibile.

PER CHI AMA IL GUSTO DI: Scoprire la rinascita del cinema italiano grazie a un soggetto molto originale e toccante allo stesso tempo, e a due giovani interpreti realistiche e indimenticabili.

FRASE CULT: “Neanche Santa Chiara sapeva di essere santa. E invece poi…” “Santa Chiara però nun ha campato tutt’a vita azzeccata a Santa Lucia!”

CANZONE CULT: Titoli di coda: “Abbi pieta di noi” di Enzo Avitabile, un inno neomelodico che pennella alla perfezione la bellezza martoriata di quelle terre. In generale, tutta la colonna sonora è eccezionale ed è stata giustamente premiata in vari festival.

Altre canzoni del film:

VOTO: 8

Indivisibili


WAR MACHINE di David Michod (2017 – Solo su Netflix!)

War Machine

Afghanistan, 2008. Brad Pitt produce e interpreta la semi-biografia di un pluridecorato generale a capo delle forze NATO, con non pochi problemi di personalità e alle prese con la chiusura dei fondi bellici da parte del governo americano.

Due note: la prima è che, ad oggi, War Machine è il film più costoso mai realizzato da Netflix (60 milioni di dollari). La seconda è che regista e sceneggiatore è quel David Michod della straordinaria sorpresa Animal Kingdom, e del gradevole ma quasi invisibile The Rover (con un bravissimo Robert Pattinson nei panni di un autistico).

Avevamo già visto Brad Pitt interpretare militari un po’ anomali (Inglorious Basterds ma anche un po’ Fury). Qui la star gigioneggia senza limiti in una pellicola che sembra una commedia dell’assurdo, e invece è ispirata alla vera storia di un generale silurato da Obama, ben documentata da un articolo del Rolling Stones che costò il posto al veterano.

Insomma un film che vorrebbe denunciare la pazza macchina da guerra statunitense, attraverso interpretazioni sopra le righe (vedere anche Tilda Swinton e Ben Kingsley per credere) e risate tra i denti. L’intenzione è buona ma a Pitt, Michod (finora regista indipendente, alla sua prima prova da blockbuster) e Netflix li rimandiamo comunque a settembre: film carino ma non indimenticabile.

PER CHI AMA IL GUSTO DI: Scoprire il lato oscuro dell’apparato bellico in una maniera comica e surreale.

FRASE CULT: “Non si può fare un’omelette senza rompere almeno un paio di uova…”

SCENA CULT: La diretta TV durante la quale il generale ammette di non aver praticamente quasi mai visto il presidente USA.

VOTO: 5

War Machine