Logbook of an Italian who was inspired by the Middle East

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Mañana en la batalla piensa en mí

Domani nella battaglia pensa a me, e cada la tua spada senza filo. Domani nella battaglia pensa a me, quando io ero mortale, e lascia cadere la tua lancia rugginosa. Che io pesi domani sopra la tua anima, che io sia piombo dentro al tuo petto e finiscano i tuoi giorni in sanguinosa battaglia.  Domani nella battaglia pensa a me, dispera e muori.

La frase del Riccardo III ricorre più volte nel romanzo di Javier Marías che vi consiglio di leggere.

riccardo iii

Tutto comincia all’improvviso: una notte con un’amante sconosciuta, lei gli muore tra le braccia. E così il protagonista scopre poco a poco la vita della sua amante e di chi la circonda, in una scoperta postuma che fa riflettere anche sulla sua – e la nostra vita.

Ecco alcuni dei passaggi più significativi:

Ciò che quando accade non è volgare né fine né gioioso né triste può essere triste o gioioso o fine o volgare se viene raccontato, il mondo dipende dai suoi relatori

Ci sono cose che uno deve sapere immediatamente per non andare nel mondo neppure un minuto con la convinzione del tutto sbagliata che il mondo sia altro a causa di quelle cose.

Colui che racconta di solito sa spiegare bene le cose e si sa spiegare, raccontare è come convincere o farsi capire o far vedere e così tutto può essere compreso, anche le cose più infami; tutto perdonato quando c’è qualcosa da perdonare, tutto tralasciato o assimilato e anche compatito, questo è avvenuto e bisogna conviverci quando sappiamo che è stato, trovargli un posto nella nostra coscienza e nella nostra memoria che non ci impedisca di continuare a vivere perché è accaduto e perché lo sappiamo.

Questo è ciò che fa il panico ed è ciò che di solito porta alla perdizione quanti lo subiscono: fa credere loro che, immersi nel male o nel pericolo, siano tuttavia in salvo.

Quelli che parlano di me non mi conoscono, – diceva nelle sue dieci brevi righe (ma si trattava di prosa), – e quando parlano mi calunniano; quelli che mi conoscono tacciono, e nel tacere non mi difendono; così, tutti mi maledicono fino a quando mi incontrano, ma quando mi incontrano riposano, e passano oltre, anche se io non riposo mai.

…le loro riunioni, forse più frequenti adesso di quanto fossero mai state prima, la morte di qualcuno avvicina in modo transitorio coloro che quel qualcuno lascia dietro di sé.

Mi stavo mostrando discreto fino alla quasi invisibilità, non a caso sono abituato a divenire evanescente spesso per cessar di essere qualcuno, una forma di adulazione: se c’é qualcuno in meno quelli che rimangono si sentiranno più a loro agio e crederanno di occupare il suo posto e di aver vinto.

Domani nella battaglia

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Photocredit by Alessio Mamo

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Top-Secret CINEGUSTI REUNION

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ROMA di Alfonso Cuarón (2018)

Leone d’Oro a Venezia 2018, tre nominations ai Golden Globes.

Roma è un quartiere borghese di Città del Messico dove il nativo Cuarón ambienta il suo primo film dai tempi di “Y tu mama también”. Una sinuosa macchina da presa si muove all’interno della una grande casa di una famiglia benestante, circondata dai tuttofare, discendenti degli antichi aztechi. Tra loro la giovane e radiosa Cleo.

Roma Cuaron Recensione

“Cleo esiste davvero” ha dichiarato il regista, che ispirato dalla vera domestica di famiglia a cui è rimasto affezionato,  ci racconta di questo Messico anni ‘70, dove povertà/disagio e opulenza coesistono negli stessi ambienti e poco prima che il Paese venga investito grandi cambiamenti sociali.

Il tutto è fotografato egregiamente da un luminosissimo e pastoso bianco e nero che a tratti ci ricorda il “surrealismo nostalgico” di Fellini. Con questo film, Cuarón ci regala la sua opera più intima, e forse la più poetica, che non ha fretta di farci emozionare ma lo fa al suono dei rumori di fondo, che ci arrivano dall’esterno e che fanno parte della vita allo stesso modo dei drammi.

Roma Cuaron 1

GUSTO: Per chi si vuole immergere nella nostalgia delle cose semplici, e voglia ammirare una regia e fotografia da manuale (sarà difficile perché produce Netflix, ma per quanto possibile, la visione in sala è l’unica che rende onore al film)

FRASE CULT: “Non importa quello che ti diranno. Noi donne saremo sempre sole.”

SCENA CULT: L’entrata nell’oceano. Una scena struggente, magnificamente rappresentata.

Roma Cuaron 2

Link alla recensione

The journey of a songbook (Pozzallo, 18 July 2018)

[This story has been published on @UNHCRItalia FB page ]

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“I paid it 5 Libyan dinars, it came with a pen. I had a memory card with me, that I bought in a music shop in Ethiopia: the idea was to transfer the psalms to the songbook. As I didn’t have a cellphone, I could transcribe them only a few at a time, whenever I’d meet someone with a mobile; I had to ask to insert the card so I could transcribe a psalm, or just a few sentences of it.

I was detained in the prisons of traffickers in Libya for nine months. They used to move us constantly, from prison to prison. In some places they let us sing, whispering; in others, everything was forbidden.

I learned the melodies from the others, we used to sing together whenever we needed to comfort each other. Sometimes people asked me to lend them the songbook, so they could pray by themselves. Then they would give it back to me.

Before embarking, I covered it with plastic and hid it behind my back, so that the traffickers wouldn’t take it away from me. When we were in the middle of the sea, I could not sing until I saw the rescue ship approaching us: before then I was petrified with fear and not only did not sing, but I couldn’t even look at the water “.

I., 16, fled Eritrea when she was 13, alone. She was singing in the darkness of the traffickers’ prisons in Libya, and sang at sea once, in the middle of the night. Today she is still singing in Pozzallo; she is whispering her songs, but her eyes are full of serenity.

Cheers to you, Boa Vista (and Venezuela)

 

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After 1.5 months of short mission in Boa Vista, State of Roraima, Northern Brazil – I was deployed for the emergency response to the Venezuelan crisis – I’m back to Italy.

It has been one hell of a ride: 45 days nonstop, running against time 24/7. Not just me: HCR staff, implementing partners, volunteers, army, government people. I have met wonderful colleagues, wonderful Brazilian people who volunteered all the time to help as much as they could. Last but not least, I’ve met also amazing Venezuelans, who are in love with their country but they couldn’t stand it anymore: they are starving, and in need of basic services, simple medicines above all.

I hope to go back one day, and most of all, I hope to get the chance to visit the land that I could just imagine through the stories, the memories and the pictures in the Venezuelans minds.

Cheers to you, Boa Vista. And cheers to you, Venezuela!

SICILIAN GHOST STORY di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza (2017)

Piccolo paesino sperduto in Sicilia, primi anni ’90. Luna frequenta la terza media e ha tre passioni: il disegno, scrivere sul diario segreto, e Giuseppe, il suo compagno di classe che la madre non vuole che frequenti. E invece Luna segue Giuseppe nel bosco, finché Giuseppe non scompare.

Sicilian Ghost Story 1

Ogni tanto, un film “di nicchia” con registi, cast e locations sconosciute fa il salto, attraverso passaparola, festival qua e là, anche stranieri, e rassegne estive. E’ proprio in un’arena estiva che abbiamo recuperato quest’opera che è quasi passata in sordina, schiacciata dalle esigenze dei multisala e da poco più di sei mesi di distribuzione nel Belpaese. Quasi ce la perdevamo, e sarebbe stato un peccato mortale.

Sicilian Ghost Story è un film di pancia, dagli elementi primordiali. Le immagini sono di quelle visionarie e a volte inquietanti, con elementi quasi fiabeschi. I dialoghi rarefatti, gli spiegoni assenti. Pochi ricorrenti luoghi, altamente simbolici (praticamente un bosco, una caverna e un lago); degli animali che vigilano sui protagonisti, quasi intervenendo sul loro destino; i sogni, che in un adolescente impaurito possono diventare incubi, e ridiventare di nuovo sogno.

Un film che è di pancia, richiede stomaci forti perchè è una fiaba ma dalle tinte più che nere. Ma alla fine è anche un film di cuore, atto d’amore nei confronti della verità contro tutte le evidenze, sicuramente anomalo ma affascinante e terribile allo stesso tempo, insomma imperdibile per ogni italiano, e non solo.

Sicilian Ghost Story 2

PER CHI AMA IL GUSTO DI: Vedere il mondo pauroso dei “grandi” attraverso gli occhi e i sogni degli adolescenti.

SCENA CULT: Il finale rarefatto, che ha causato un silenzio assordante nelle centinaia gli spettatori che uscivano dall’arena. Succede raramente.

FRASE CULT: “Per me se ti sogni una cosa, vuol dire che poi esiste”.

VOTO: 8

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